Depuratore a osmosi inversa, pro e contro

depuratore a osmosi inversa

Esaltato prima, denigrato poi, il depuratore a osmosi inversa è oggetto di discussione negli ultimi anni, forse a causa della scarsa informazione e trasparenza che gira su questo depuratore d’acqua. Qualche anno fa era il migliore metodo di filtraggio, capace di rendere pura anche l’acqua peggiore, mentre oggi sono sorte delle diffidenze tra gli utilizzatori di tali sistemi che ne stanno scoraggiato la diffusione. C’è un filo di verità nelle argomentazioni dei detrattori, ma non tutti i depuratori d’acqua a osmosi sono uguali e tra questi svettano delle eccellenze che hanno molti pro e pochi contro.

La tecnologia osmotica è largamente sfruttata per esigenze militari, poiché in territorio di guerra è necessario attingere a fonti di acqua pura per l’esercito. Una delle tattiche militari più antiche è l’avvelenamento dei pozzi durante l’arretramento delle armate sconfitte, le truppe che avanzano non potendo usare l’acqua locale devono portare con sé enormi e pesanti riserve. L’introduzione di questi depuratori ha permesso di eliminare qualunque traccia di agenti tossici, restituendo un filtrato puro e sicuro da bere, anche la stessa urina e l’acqua per lavarsi viene trattata, rientrando nel ciclo alimentare.

Altro grande uso di questa tecnica è la dissalazione dell’acqua marina in zone povere di acqua sorgiva o di falda, consentendo la nascita di attività agricole in zone aride. Anche durante le catastrofi, la protezione civile si serve di questi depuratori ad osmosi per dissetare la popolazione colpita che, altrimenti, non potrebbe usare le fonti di acqua contaminata. Fino ad arrivare a giorni nostri, in cui questi sistemi di filtrazione sono stati adattati all’uso domestico con la correzione di alcuni difetti che avevano i primi modelli.

L’osmosi inversa è pericolosa?

L’osmosi inversa nasce nel 1748 grazie al fisico francese Jean-Antoine Nollet che usò la vescica di un maiale per creare il prototipo destinato alla sperimentazione della sua annosa ricerca. Questa tecnologia rimase per 200 anni soltanto oggetto di discussioni scientifiche perché non si riteneva utile per un Mondo popolato da meno di 800 milioni di persone e un’abbondanza di acqua capace di dissetarne molte di più.

Solo nel 1949, quando la popolazione superò i 2,5 miliardi di individui e l’inquinamento cominciava a creare seri problemi di approvvigionamento idrico, gli studi di Nollet vennero rispolverati dall’Università della California che creò il primo sistema a osmosi inversa a metà degli anni ’50. I ricercatori riuscirono a produrre la prima acqua dolce partendo da l’acqua marina, ma il sistema aveva dei costi molto alti e i materiali per le membrane erano ancora allo stato embrionale.

Si dovette attendere lo scienziato John Cadotte affinché si arrivasse a definire e a commercializzare il sistema così come oggi lo conosciamo. Nel 2001, gli impianti di dissalazione che usavano l’osmosi inversa erano circa 15.000, mentre oggi la sua diffusione ha raggiunto l’80%. Grazie a questa scoperta è stata scongiurata la sete e la carestia in molti paesi che non potevano accedere a fonti di acqua potabile e chi argomenta sulla pericolosità dell’osmosi inversa dovrebbe farlo davanti a intere popolazioni che oggi vivono solo grazie ad essa.

Davanti al dilemma tra morire o vivere consumando acqua depurata con l’osmosi inversa la scelta è ovvia, ma in una società benestante con molteplici fonti di acqua la questione cambia radicalmente. Oggi ci domanderemmo, invece, quanto e se è buona l’acqua proveniente da un impianto di osmosi inversa, oppure se serve davvero un impianto a osmosi inversa.

Nei casi in cui l’acqua non è potabile non hai scelta e solo l’osmosi inversa potrebbe renderla pura e innocua per il consumo umano, ma se l’acqua del rubinetto è già potabile la scelta migliore resta sempre quella di un impianto a microfiltrazione che abbiamo trattato in un’altro articolo (Depuratore d’acqua domestico, 3 soluzioni a confronto).

Come scegliere un impianto a osmosi inversa

La qualità degli impianti in commercio ha ormai raggiunto un livello apprezzabile grazie alla correzione di alcuni difetti presenti nei primi modelli. L’acqua prodotta era spesso priva di sapore per l’eccessiva filtrazione e per la mancanza del mineralizzatore, che ripristina la concentrazione di sali minerali nel filtrato.

Anche il montaggio del depuratore e la sostituzione delle cartucce erano molto complesse e richiedevano l’intervento di un idraulico specializzato. Ogni filtro doveva essere smontato e rimontato nel verso e nella direzione di flusso corretta, con la sostituzione del nastro ti teflon per garantire la tenuta. I moderni impianti in commercio hanno un sistema di manutenzione più pratico e anche un neofita potrebbe intervenire in una manciata di minuti.

I consigli che possiamo dare nella scelta di un buon depuratore a osmosi inversa domestico sono semplici e ti faranno risparmiare tempo e denaro.

  1. Usa i sistemi con filtri a sgancio rapido. Anche se sono più costosi, risparmierai sugli interventi periodici di un tecnico specializzato. Anche una persona esperta spesso non trova il tempo per manutenere un sistema a 5 fasi che richiede anche 2 ore ogni 6 mesi, senza contare la pulizia e la sterilizzazione periodica.
  2. Scegli un impianto con re-mineralizzatore e regolatore del Ph. Verifica che possieda anche una lampada UV o un filtro a carboni attivi per sterminare i batteri che normalmente si possono annidare nel mineralizzatore. Questo soluzione rende l’acqua molto gustosa, spesso più gradevole di quella imbottigliata.
  3. Verifica che possieda un sistema anti-allagamento per evitare di devastare l’abitazione per una banale rottura, se non è previsto provvedi all’acquisto separatamente.
  4. Preferisci i depuratori con pochi tubicini interni. Un corpo centrale al quale si innestano i filtri denota una progettazione da parte di ditte competenti e riduce i tempi di pulizia dell’impianto. Quando i filtri interni sono collegati da una sistema intricato di tubicini hai di fronte un prodotto assemblato. Anche se di ottima qualità, questi prodotti rendono difficile la sostituzione delle cartucce.
  5. Scegli un depuratore con accumulo solo se hai esigenze specifiche. Un impianto a osmosi inversa a produzione diretta non accantona acqua dentro un serbatoio e la formazione di batteri è più difficile.
  6. Assicurati che la membrana ad osmosi sia di almeno 300 GDP, così da avere un flusso di acqua di almeno un litro al minuto.
  7. La centralina deve essere di buona qualità. Questi sistemi sono dotati di un mini-computer che gestisce la produzione dell’acqua e indica quando e dove intervenire periodicamente. Gli allarmi acustici ti avviseranno di eventuali malfunzionamenti o della sostituzione dei filtri.
  8. Compra un depuratore con filtri standard e controlla i costi e la disponibilità dei ricambi. Alcuni modelli usano filtri costosi e introvabili e, in alcuni casi, ti converrà comprare un impianto di depurazione nuovo piuttosto che sostituire le cartucce.
  9. Se vuoi comprare un depuratore a osmosi sottolavello, verifica le dimensioni dell’impianto e lo spazio disponibile. Dovrai anche installare un rubinetto secondario nel lavello che richiede un foro e il passaggio del tubicino, oppure sostituire il tuo con uno a tre vie.

Migliore impianto a osmosi inversa per la casa

Dopo queste considerazioni, la scelta del migliore impianto ad osmosi inversa è veramente difficile poiché devi considerare le caratteristiche, il costo del depuratore, il costo dei ricambi e le eventuali spese di installazione/manutenzione.

Il modello che ci ha convinto maggiormente è il JG 600 GPD che possiede tutte le caratteristiche che servono a un ottimo impianto di depurazione.

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