Topi giganti, il Ratto norvegese

Fonte: Jean-Jacques Boujot

Quello che comunemente chiamiamo “topo di fogna” ha, in realtà, diversi nomi che riconducono alla stessa specie: ratto grigio, marrone (brown rat), norvegese (rattus norvegicus), delle chiaviche, pantegana, surmolotto. Tutti nomi per indicare quello che essenzialmente non è, un topo.

Quando ti imbatti in un animale che supera i 10 cm di lunghezza (coda compresa) molto probabilmente hai davanti un ratto e tra i ratti spicca quello che oggi è ormai il più diffuso nel mondo, il ratto norvegese.

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Topi giganti, il ratto norvegese

Non è stato sempre così perché in passato, tra il XV e il XVIII secolo, la specie più diffusa era il ratto nero (Rattus rattus) che arrivò in Europa attraverso le navi di ritorno dalle crociate o per viaggi commerciali.

Il ratto norvegese, a dispetto del suo nome, proviene dalla Manciuria e il primo a citarlo fu il naturalista svizzero Conrad Gessner nel suo Historiae animalium del 1553 anche se la sua diffusione incontrollata si ebbe solo dopo il 1800 a causa delle precarie condizioni igieniche delle baraccopoli (slum) nate attorno agli impianti industriali.

Se parliamo di selezione naturale e specie di successo, siamo portati a pensare all’uomo, ma esiste anche il ratto norvegese che come capacità di adattamento e di sostituzione alle altre specie è secondo solo a noi. In pochi anni è riuscito a privare del cibo necessario per la proliferazione il ratto nero facendolo quasi estinguere.

Nelle grandi città trova il suo habitat ideale per via della sua attitudine naturale a vivere a stretto contatto con l’uomo e spesso supera il numero degli abitanti dei centri urbani in cui si stabilisce.

Dimensioni e aspetto

Il ratto norvegese mediamente pesa poco più di 300 g anche se esistono esemplari che arrivano a pesare circa 1 kg. Il maschio ha un corpo più grande e grasso rispetto alla femmina e solitamente arriva a misurare circa 25 cm più altri 15 cm di coda.

Il suo pelo è di colore marrone e grigio tanto che nei paesi anglosassoni è chiamato “brown rat”, ma l’addome è molto più chiaro, quasi bianco. Il suo corpo è simile a una grossa pera con una testa squadrata e delle orecchie triangolari molto piccole e ricoperte di peluria rosa mentre gli occhi sono piccoli e neri.

Sia il naso che le zampette sono senza peluria e di colore roseo. Questo roditore presenta anche altre colorazioni del pelo a causa di incroci e selezioni fatte in laboratorio per creare delle specie più gradevoli e colorate.

Comportamento

Questo animale ha una vita prevalentemente notturna ed esce soltanto per cibarsi nelle ore notturne in cui il pericolo di incontrare l’uomo si riduce drasticamente. L’uomo, infatti, rappresenta per lui una grande fortuna, ma anche il suo peggiore nemico e per questo cerca di evitarlo pur non potendone fare a meno per la grande quantità di cibo e di resti che può procurargli.

La sua intelligenza è notevole tanto che alcuni psicologi hanno rinvenuto una forma di coscienza simile a quella dei delfini, questi ultimi sono la specie animale più vicina a noi per sviluppo cognitivo. Questa intelligenza si riflette anche nelle tecniche di costruzione delle tane che, scavate nel terreno o in altri materiali, sono suddivise in numerose camere mono-funzionali. Vi è la parte in cui riposa, quella in cui deposita il cibo, quella in cui mangia, ecc. Spesso il ratto, forse stanco della disposizione della sua tana o per accogliere la prole, apporta modifiche consistenti alla struttura.

Anche le abitudini sociali sono simili a quelle umane, infatti i ratti vivono con una femmina e la loro prole in un sistema sociale stratificato e gerarchizzato. Ai vertici della scala sociale vi sono i topi più forti e robusti e in basso quelli più piccoli e deboli.

Anche il sistema di comunicazione appare complesso, lo squittio è una vera e propria forma di linguaggio che consente al gruppo di coordinarsi e convivere.

Cosa mangia

Questa specie si nutre di ogni cosa e nei momenti di scarsezza di cibo arriva anche a rosicchiare gomma, cavi elettrici, plastica, cuoio anche se ha delle preferenze alimentari. Precisiamo che queste preferenze non sono di tutta la specie, ma sono legate alle colonie di appartenenza. Come per gli umani, il fatto di essere nati all’interno di agglomerati o colonie dedite a un certo tipo di abitudine alimentare, conferisce a questi delle preferenze. Alcune cavie prelevate da luoghi vicini ai fiumi preferiscono cibarsi di pesce piuttosto che di volatili o delle loro uova. Questo comportamento denota una sorta di addomesticamento dei piccoli da parte degli adulti tipico delle specie più evolute.

Hanno anche l’abitudine di cacciare grosse quantità di cibo che poi conservano dentro le loro tane per momenti di carestia. Tutti questi comportamenti hanno consentito a questa specie di sopravvivere e moltiplicarsi senza sosta e nonostante le capacità tecnologiche dell’uomo, l’avanzata dei ratti sembra non avere sosta.

Allevamento del ratto norvegese

La moda di allevare i ratti norvegesi è molto antica ed è cominciata proprio nel paese che per primo ha visto arrivare frotte di questi roditori, ossia il Regno Unito. Per oltre 150 anni sono stati selezionati esemplari albini o con colorazioni variopinte e indotti all’accoppiamento.

Topi giganti, il Ratto norvegese 1
Fonte: Paul Korecky

Oggi l’allevamento di questi animali è diventato un affare dato che i costi di riproduzione sono molto bassi e la proliferazione è abbondante: si pensi che una femmina può partorire da 3 a 15 cuccioli per 7 volte in un anno. Se consideriamo che la vita media di una femmina in cattività è anche di 4 anni, può produrre fino a 400 piccoli.

Oggi esistono molti esemplari che si distinguono da quelli selvatici non solo per il mantello chiaro e maculato, ma anche per una spiccata docilità verso l’essere umano che gli ha permesso di diventare veri e propri animali domestici al pari di cani e gatti. Anche il caso del ratto del Gambia è molto significativo e sapere che oggi molti bambini africani hanno come migliore compagno di giochi un grosso ratto di 90 cm non fa più impressione.

Morso di ratto e malattie

Riguardo alla pericolosità dei ratti e in particolare alla possibilità di trasmissione di alcune malattie piuttosto serie abbiamo già parlato in un altro articolo e a questo rimandiamo per una più ampia trattazione. Possiamo solo accennare che esistono numerose cronache riguardanti i morsi di questi ratti all’uomo o addirittura casi di attacchi di branchi di questi animali contro bambini.

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